Animali esotici: consigli per i non acquisti

Animali esotici: piccoli roditori
Criceti, tartarughe, e tanti altri: consigli per i NON acquisti!
Non immaginatevi animali strani o colorati: per “animali esotici” si intendono tutte le specie animali non autoctone, importate in Italia, nonché tutti gli altri “animali da compagnia non convenzionali”.
Conigli, furetti, piccoli roditori, così come uccelli, rettili, pesci e anche tartarughe. Tutti questi sono gli animali d’affezione “non convenzionali”, di cui si occupa la AAE (Associazione Animali Esotici Onlus) allo scopo di proteggerli, recuperare i molti esemplari abbandonati, e infine ricollocarli in una nuova e definitiva famiglia.
Verso questi animali si compiono palesi atti di crudeltà che vengono purtroppo considerati “normali”, e che mai verrebbero tollerati verso cani e gatti. Per questo motivo, sebbene uno degli scopi principali della AAE sia quello di fornire notizie corrette sulla gestione di questi animali, essendo la loro diffusione un dato di fatto, allo stesso tempo l’Associazione è fortemente contraria alla detenzione nelle case di tante specie non convenzionali o esotiche, così come è contraria alla loro commercializzazione e riproduzione.

 

Conigli e furetti, a differenza di altri sono effettivamente animali domestici, allevati da secoli o millenni, e quindi si adattano bene alla convivenza con l’uomo e rappresentano meravigliosi animali da affezione e compagnia. Tuttavia sono soggetti ad uno sfruttamento commerciale inumano: detenuti in minuscole gabbie ed eliminati quando il loro tasso di fecondità diminuisce.

I furetti provengono da allevamenti intensivi e sono soggetti ad una sterilizzazione precoce che li predispone a contrarre da adulti un tumore delle surrenali. La principale (per non dire unica) ditta statunitense che produce furetti da compagnia, è la stessa che rifornisce di questi animali anche i laboratori di ricerca.

I piccoli roditori da compagnia (come ad esempio i criceti) passano la vita in gabbia. La cosa può apparire ovvia: nessuno potrebbe lasciarli girare liberi per casa, perché finirebbero inevitabilmente per scappare, o essere vittima di qualche predatore casalingo. Ma a che vita sono condannati questi animaletti? Abituati in natura a percorrere ogni notte molti chilometri in cerca di cibo, si ritrovano confinati in gabbie minuscole in cui passano il tempo a cercare istericamente una via di fuga.

Persino più triste è la condizione dei rettili (sauri, serpenti e tartarughe) tenuti nei terrari. Anche in questo caso, confiniamo animali (che sono e rimangono a tutti gli effetti selvatici) in spazi ridottissimi per la sola soddisfazione di possederli ed esibirli. Se i rettili riprodotti in cattività in certi casi si adattano bene alla prigionia (non conoscendo altro ambiente che una teca di vetro), non si può che ritenere inaccettabile questa situazione per quelli di cattura.

La cattura degli animali selvatici è quanto di più crudele si possa attuare verso degli esseri viventi, che vengono privati della libertà (che dovrebbe essere un diritto inalienabile di ogni essere vivente), e vengono poi spediti in territori lontani in condizioni di estrema sofferenza (stipati, senza acqua o cibo, in condizioni di temperatura completamente inadeguate).
Allo stress e alla debilitazione del viaggio si aggiungono quelli della detenzione presso i grossisti prima e i negozianti dopo, spesso in condizioni altrettanto inadeguate. Non deve quindi stupire se la percentuale di mortalità dei rettili di cattura importati sia elevatissima.

Non subiscono sorte migliore gli uccelli imprigionati nelle gabbie. L’intelligenza e la sensibilità di questi animali è enormemente sottovalutata: basti pensare che un pappagallo cenerino ha l’intelligenza cognitiva ed emotiva di un bambino di due – tre anni. Le esigenze psicologiche di affetto, di relazioni sociali, compagnia e interazione con il “gruppo” di questi animali dalla vita sociale così evoluta, raramente vengono soddisfatte quando si confina un pappagallo solitario in una gabbia. Ne è la riprova la frequenza con cui i pappagalli manifestano patologie comportamentali, fino all’automutilazione.

Un ulteriore problema infine è quello dell’abbandono: quando questi animali diventano troppo ingombranti, troppo impegnativi, quando la novità è sfumata, quando il bambino cambia interessi, quando il terrario è diventato troppo piccolo o quando le spese veterinarie sono troppo alte… Per queste o mille altre ragioni, molte persone decidono di liberarsi senza scrupoli dei poveri animali, destinandoli spesso alla morte o alterando l’ecosistema.

Pertanto, non incrementiamo lo sfruttamento di questi animali acquistandoli, e non facciamoli riprodurre. Evitiamo di aumentare il numero di creature abbandonate, mentre molte di loro stanno già cercando una casa ed una famiglia che li accolga.

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