Dentro il ponte arcobaleno

Dentro il ponte arcobaleno...
Dentro il ponte arcobaleno…

Al mio Princi. E anche a tutti gli altri.

«Da qualche parte oltre l’arcobaleno volano uccelli blu, e i sogni che hai fatto diventano realtà.
C’è una grande strada sull’arcobaleno: parte dalla tua finestra fino ad un luogo dietro il sole, appena più in là della pioggia.
Un giorno esprimerò un desiderio su una stella cadente, mi sveglierò quando le nuvole saranno lontane dietro di me, dove i problemi si fondono come gocce di limone.
E’ proprio lì che mi troverai, da qualche parte oltre l’arcobaleno.»
(E.Y. Harburg – Over the rainbow)

 Somewhere, over the rainbow… Da qualche parte oltre l’arcobaleno, oltre quel ponte colorato. È lì che si dice ci aspettino tutti gli animali che abbiamo amato, e che hanno condiviso una parte di vita con noi.

La leggenda del Ponte Arcobaleno sembra risalire agli Indiani d’America, ma è in realtà una di quelle storie che non hanno inizio né fine. Una consapevolezza che accompagna l’essere umano fin dalle origini, e che prende parole, toni, colori diversi con il cambiare della storia e dell’evoluzione.

Ci sono legami che non si possono spezzare nemmeno con la morte, e chiunque abbia provato l’amore per un animale sa che il dolore per la perdita è forte, così come la speranza di rivederlo. E nessun Paradiso che non permetta l’ingresso gli animali, merita davvero di portare questo nome.

[E a proposito di “animale”, c’è bisogno di fare un po’ di chiarezza su questo termine, che non mi piace utilizzare, in quanto anche l’essere umano fa parte del regno animale. Ma per facile comprensione, lo utilizzo nel senso comune del termine, intendendo tutte le altre specie tranne la nostra. Il giorno in cui l’essere umano non si riterrà più al di sopra di tutto il regno, come una specie superiore e distaccata, allora forse non sarà nemmeno più necessario stare qui a discuterne.]

Vale la pena quindi ricordare cosa racconta questa leggenda:

Tra Terra e Cielo esiste un ponte chiamato “Ponte Arcobaleno” per i bellissimi colori da cui è formato. Quando un animale muore, va in un luogo che si trova all’inizio di questo ponte. È un posto bellissimo dove l’erba è sempre fresca e profumata, i ruscelli scorrono tra colline ed alberi ed i nostri amici pelosi possono correre e giocare insieme. Trovano sempre il loro cibo preferito, l’acqua fresca per dissetarsi ed il sole splendente per riscaldarsi, e così i nostri cari amici sono felici: se in vita erano malati o vecchi qui ritrovano salute e gioventù, se erano infermi qui ritornano ad essere sani e forti.
In questo luogo gli animali che abbiamo tanto amato stanno bene, eccetto che per una piccola cosa, sentono molto la mancanza della persona speciale che li ha amati sulla terra.
Così accade di vedere che durante il gioco qualcuno di loro si fermi improvvisamente e scruti all’orizzonte. Tutti i suoi sensi sono in allerta, i suoi occhi si illuminano e le sue zampe iniziano la grande corsa, sempre più veloce. Tu sei stato visto, e quando incontri il tuo amico speciale, lo stringi tra le braccia con grande gioia. Le tue mani che accarezzano nuovamente l’amata testolina, tu che puoi guardare ancora negli occhi sinceri del tuo animale che da tanto se ne era uscito dalla tua vita ma che mai era stato assente dal tuo cuore. Adesso insieme potrete attraversare il Ponte Arcobaleno per non lasciarvi mai più.

Fa commuovere questa storia, sempre. E mi piace crederci.

Eppure con mio grande e triste stupore, un giorno sono riuscita a toccare con mano l’inizio di un Ponte Arcobaleno, e non vi ho trovato alcun animale.
È così, mi sono spinta fin ad un luogo in cui abbondavano gli arcobaleni (nessuna magia, ero solo in cima ad una cascata di montagna) e sono riuscita ad andare fin sotto ad uno di essi. Nulla.
Allora ho provato all’estremità opposta, forse quel luogo tanto speciale sì trovava dall’altra parte. L’emozione e la gioia erano tantissime, non capita tutti i giorni di prendere per mano un arcobaleno. Ma di animali non ne ho proprio visti. Possibile?

Mi sono spostata, ho scrutato, ho osservato meglio, e ho capito. Da in cima la cascata, grazie ai riflessi dell’acqua e del cielo insieme, potevo vedere sospeso nell’aria un cerchio perfetto, fatto da due arcobaleni uniti perfettamente.
Eccolo, quel luogo fra Terra e Cielo, all’inizio di un arco e allo stesso tempo all’interno di una simbolo antico, che da sempre parla di protezione. Un cerchio fra Terra e Cielo, fatto di Acqua e Fuoco (i raggi del sole che si riflettono sulle goccioline sospese). Poteva essere altrimenti? È senz’altro da lì che mi stavano osservando tutti, in quel luogo sospeso e inaccessibile se non dopo aver perso i limiti imposti dal nostro corpo.

Ebbene, il mio pensiero è andato veloce ad altre teorie, ad un’altra persona che di “paradisi animali” sì è occupata con più conoscenza ed esperienza. Perché immaginare un luogo diverso, seppur speciale, per gli animali che con noi hanno sempre condiviso pianeta, terra, casa, divano?

Forse solo perché nessuna religione ha mai consentito il loro ingresso nello stesso paradiso previsto per noi, e nell’essere umano è nata l’esigenza di inventare un luogo in cui non fossero esposti divieti.

Ma che senso ha questa divisione, vista in termini evolutivi? Non ne ha alcuno.

Parliamo di Rudolf Steiner: filosofo, esoterista, pedagogista, fondatore dell’antroposofia, ispiratore dell’agricoltura biodinamica, di uno stile architettonico e di uno pittorico, oltre che aver posto le basi dell’euritmia e dell’arte della parola. Contribuì largamente alla diffusione della Teosofia, così come delle conoscenze esoteriche sia orientali che occidentali, di cui condivideva le idee sulla reincarnazione.

Ma di lui leggerete prossimo articolo: LE ANIME DI GRUPPO!

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