Digiuno: sì, ma non troppo!

Digiuno: sì, ma non troppo!
Digiuno: sì, ma non troppo!

Strano per una rubrica di alimentazione: oggi parliamo del non mangiare, cioè del digiuno. Strano ma non troppo, visto che è sempre maggiore l’interesse per questo argomento, inteso come pratica di igiene e depurazione fisica e spirituale.
Molti sono i benefici quando viene eseguito in maniera corretta e all’interno di un programma di alimentazione bilanciata; altrettanti sono i rischi però se questi due requisiti vengono a mancare.

Dal punto di vista organico, il digiuno concede il meritato riposo agli organi del sistema digerente: intestini, stomaco, fegato e pancreas. Da tempo considerata una delle migliori medicine preventive, poiché secondo le scuole di medicina naturale, la maggior parte delle malattie ha la sua origine nel tratto gastrointestinale, e con il riposo del sistema digerente si possono espellere le tossine accumulatesi con i processi metabolici cellulari.

Ma per quanto si può non mangiare, o meglio, per quanto bisogna astenersi dal cibo per poter godere dei benefici? Gli effetti sull’organismo cambiano molto a seconda di quante ore (oppure giorni) dedichiamo al non mangiare.

Secondo una ricerca della University of California, confermata anche da altri studi, l’uso ritmato di una breve fase di digiuno può ridurre l’infiammazione, stimolare il dimagrimento (perdita di massa grassa) e creare una codifica del metabolismo che può durare nel tempo. Il digiuno deve essere quindi “breve e intermittente”: circa 15 – 18 ore, a seguito di una colazione abbondante e un pranzo leggero. Dalle ore 15:00 circa si smette di mangiare fino alla mattina del giorno successivo, quando è prevista nuovamente la colazione abbondante.

Si tratta in pratica di uno schema facilmente gestibile, in cui va semplicemente rivalutata l’attività serale. La migliore risposta si ha andando a letto un po’ prima e dormendo per tutta la notte: meglio evitare quindi il digiuno se la sera si prevede di dover lavorare (comprese le attività mentali).

Il digiuno breve stimola la produzione di una particolare proteina (FSP27) che favorisce lo scioglimento del grasso (lipolisi) conservando o aumentando la massa muscolare. Riassumendo, al fine del dimagrimento, l’alimentazione ipocalorica deve essere limitata a poche ore, e ripetuta massimo due volte la settimana, accompagnata sempre da una buona quantità di liquidi (acqua oppure infusi e tisane non zuccherate).

Se vi spaventa l’idea di non mangiare, sappiate la difficoltà maggiore non è tanto la fame, quanto il dover gestire l’alimentazione prima e dopo l’astensione dal cibo. Tanto più il digiuno è lungo, maggiore è il rischio di cadere in inganno. I benefici possono essere interessanti, ma bisogna essere certi di poter gestire tutti gli aspetti

Quando si riprende a mangiare dopo un periodo di astensione, il desiderio di riempirsi la pancia con i cibi peggiori è molto forte. Spesso si scatena un impulso irresistibile ad ingurgitare qualunque cosa, ed è possibile lo scatenarsi di disordini alimentari: un susseguirsi di abbuffate, digiuni punitivi e sensi di colpa. Un apparato digerente che per diversi giorni ha avuto modo di riposare, ed un organismo che si è messo di tutto impegno ad eliminare tossine, non gradiscono la violenta aggressione di alimenti sbagliati.

Scrive Sara Cargnello (nutrizionista e autrice di numerosi libri) nel suo blog MissVanilla: “L’astensione dal cibo, totale o parziale, è un atto estremo. Io lo paragono al dondolarsi in altalena. Digiunare significa dondolarsi sino a raggiungere il punto più alto, perciò inevitabilmente si avrà come conseguenza uno spostamento opposto e contrario sulla nostra altalena. Il che, tradotto, significa lasciarsi andare alle abbuffate compulsive non appena terminato il digiuno. Chiunque prima di intraprendere un percorso così estremo, specie se per la prima volta, non è in grado di valutare quanto sia difficile mantenere l’equilibrio dopo giorni di privazione volontaria. E’ difficile quanto fermare l’altalena puntando i piedi mentre è al culmine del suo movimento verso l’estremo opposto. Di fatto, mantenere una corretta alimentazione dopo il digiuno equivale a puntare i piedi, frenando con tutte le forze mentali che possediamo l’impulso di gettarci su qualunque alimento presente nel frigorifero.

Chiunque desideri affrontare un digiuno dovrebbe essere consapevole della sua difficoltà, non tanto durante ma dopo, e a mio avviso dovrebbe informarsi il più possibile e preferibilmente affidarsi ad un centro specializzato dove poter essere seguito per alcuni giorni durante la ripresa alimentare”.

Merita di essere approfondito invece il digiuno di 24 – 36 ore consigliato nella pratica Ekadashi. Eka sta per 1 e Dashi sta per 10, cioè 11. Ekadashi corrisponde, nei calendari della tradizione vedica (indiana), all’undicesimo giorno della luna calante e all’undicesimo di quella crescente: il giorno di digiuno ideale secondo la scienza dello yoga, poiché durante quei due giorni del ciclo lunare avviene una trasformazione linfatica nel nostro organismo.

Le date del calendario lunare con i giorni di Ekadashi sono facilmente reperibili in internet. Ogni digiuno va preceduto da un giorno di preparazione, in cui è preferibile nutrirsi con verdure (per lo più crude) e frutta di stagione. È altresì consigliato non assumere latticini, carboidrati e alimenti ad alto contenuto di amido, caffè ed eccitanti, sale, zucchero, proteine animali e cibi raffinati che richiedono maggiore sforzo per la digestione. Il giorno successivo alle date indicate è il giorno di ripresa: partendo da un frutto di stagione si reintegrano gradualmente i cibi, mantenendo un’alimentazione vegetale per il resto della giornata.

Senza cibo, ma mai senza liquidi! Come tutte le altre, anche la pratica di digiuno Ekadashi prevede il consumo abbondante di acqua, meglio se con aggiunta di limone e (per i più coraggiosi) un pizzico di sale.

Se la cosa vi ha incuriosito, come sempre la tecnologia arriva in aiuto. Visitando il vostro App Store, rimarrete stupiti nel vedere quante sono le applicazioni dedicate all’argomento! Ekadashi Remainder ad esempio ricorda quanti giorni mancano al prossimo giorno di digiuno secondo il calendario lunare, ed è possibile anche impostare le notifiche di promemoria.

Concludo con una raccomandazione: assolutamente concorde con la depurazione, sotto (quasi) qualsiasi forma, e se fatta di tanto in tanto e per periodi non troppo prolungati. In presenza però di patologie organiche (soprattutto se a carico dell’apparato digerente) o psichiatriche, di condizioni fisiologiche speciali (gravidanza, allattamento), terza età e accrescimento, il digiuno terapeutico è totalmente sconsigliato.

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