FeLV – Leucemia felina

FeLV - Leucemia felina
FeLV – Leucemia felina

Conosciamo la malattia più diffusa
e temuta per i nostri mici.

«Uno dei miei gatti è malato di FeLV e mi chiedevo se esistano terapie per lui. Spesso soffre di anemia, perde l’appetito, dimagrisce e gli vengono infezioni alla bocca. Lo tengo separato dagli altri per evitare il contagio, ma è difficile perché lui vorrebbe uscire. Non credo che a stare solo sia felice, e non so cosa sia meglio o peggio fare». (Lorena)

La leucemia felina comunemente conosciuta come FeLV è una malattia molto diffusa fra i gatti. Causata dal retrovirus chiamato appunto Feline Leukemia Virus che si trasmette dai gatti infetti a quelli sani principalmente attraverso la saliva, con il leccamento reciproco e i morsi. Altre modalità di contagio sono le trasfusioni di sangue se il donatore non viene adeguatamente testato (possibilità estremamente rara); secrezioni come urina, lacrime, liquidi dell’accoppiamento, e infine la gravidanza poiché la madre può trasmettere l’infezione ai cuccioli.

Da qui è facile comprendere come tutti i gatti siano suscettibili a contrarre la malattia, a meno che non vengano tenuti sempre all’interno di un appartamento. Tuttavia, è vero anche che la maggior parte dei gatti che si infettano riescono spontaneamente ad eliminare il virus e diventare immuni. L’essere umano invece non corre alcun tipo di rischio, in quanto la malattia non è in nessun modo trasmissibile.

I sintomi della FeLV sono variabili. Ci sono gatti asintomatici, altri che presentano sintomi generici come febbre, apatia, anoressia, perdita di peso. Altri ancora che purtroppo manifestano sintomi gravi, a seconda di quali sono gli organi colpiti dal virus.

In particolare, sono due i modi in cui il virus può danneggiare l’organismo: può causare direttamente lesioni di tipo tumorale (con conseguente leucemia, linfomi, nefriti e insufficienza renale) oppure può indebolire fortemente il sistema immunitario, favorendo altre infezioni (malattie respiratorie e intestinali, gengiviti e molte altre).

La diagnosi viene eseguita rapidamente, con uno specifico esame del sangue. Nel caso il gatto risulti positivo, proprio per la sua innata potenzialità a diventare immune, si torna ad eseguire il test a distanza di qualche mese. Se nel frattempo è diventato negativo, significa che è riuscito ad eliminare il virus dall’organismo. Il problema è che ciò non lo rende immune da successivi contagi: come a dire che la situazione potrebbe ripetersi.

Non esiste una terapia in grado di guarire i gatti malati, ma solo cure palliative che in molti casi possono però permettere una vita di qualità. La natura ci viene in aiuto con numerose piante in grado di alzare le difese immunitarie aspecifiche dell’animale, e di conseguenza la sua resistenza alle malattie.
In particolare gli estratti di Aloe Vera, Eleuterococco, Rosa Canina e Prunus Avium (ciliegio) sono indicati come adiuvanti nella profilassi e trattamento delle varie tipologie di immunodeficienza (Fiv, Felv, malattie autoimmuni).

Per quanto riguarda invece la prevenzione, può essere fatta in due diversi modi. Da una parte l’impiego di rimedi in grado di sostenere le difese immunitarie, come le piante appena descritte oppure integratori multivitaminici, da somministrare nei periodi critici (freddo, stress) oppure per periodo prolungati quando si presume ci sia una concreta possibilità di contagio.

Fondamentale in ogni caso la sterilizzazione, grazie alla quale si evita che il nostro gatto (soprattutto i maschi, ma anche le femmine) si azzuffi con gli altri, e permette quindi un’aspettativa di vita molto più lunga.

Dall’altra parte invece, i gatti sani possono essere protetti con uno specifico vaccino, da effettuare solo dopo aver controllato con il test la loro negatività agli anticorpi specifici. Valgono in questo caso tutte le considerazioni già fatte sui vaccini: come tutti gli altri, non può garantire al 100% l’invulnerabilità dalle infezioni, ma senz’altro nel caso convivano insieme animali sani e malati, può risultare un buon compromesso.

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