Mangiamo a cuor leggero!

Mangiamo a cuor leggero!
Mangiamo a cuor leggero!

Ho acceso il mio computer con l’intenzione di scrivere, per questo numero, un articolo sui superfoods, ovvero quei cibi così nutrienti da aiutare l’organismo a rimanere in salute e prevenire molte malattie. Talmente ricchi di proprietà salutistiche da essere definiti, appunto, super cibi!

Ho guardato lo schermo e mi sono risuonate nella mente alcune discussioni avute di recente con persone che, preoccupate della propria alimentazione, mi chiedevano di questo o quell’alimento: il glutine, fa bene o fa male? E la frutta, va limitata perché ricca di fruttosio? E per dimagrire bisogna mangiare meno o mangiare meglio?

Ed ecco che ho realizzato quanto negli ultimi anni il nostro approccio al cibo sia mutato. Una volta si mangiava quello che c’era. Poi le persone hanno avuto la possibilità di mangiare tutto quello che prima non avrebbero nemmeno sognato: la conquistata ricchezza ha portato prima alla serenità, poi agli eccessi alimentari. Negli ultimi anni una nuova sensibilità, unita alla volontà di mantenersi in salute, hanno cambiato nuovamente le cose: non ci basta più mangiare, vogliamo nutrirci.

Questo nuovo rapporto con il cibo da un lato è giusto e ammirevole: ci chiediamo cosa sia veramente utile, cosa ci faccia bene. Ci chiediamo da dove provenga ciò che compriamo e mangiamo, come venga prodotto, quale sia la sua storia. E ancora più in profondità: ci chiediamo di cosa sia fatto, dai semplici ingredienti, ai singoli nutrienti. Calorie. Numeri. Carboidrati, proteine, grassi saturi e insaturi.

L’informazione ha generato una serie infinita di domande, e il risultato è che il semplice atto di mangiare spesso è vissuto con ansia.
Paure e luoghi comuni sono sempre più diffusi, portando alla confusione. Il glutine fa male perché crea intolleranze. I latticini vanno evitati perché creano infiammazione. Gli zuccheri? Non ne parliamo, creano acidosi e poi fanno ingrassare. Ma quindi, cosa mangiare? Giusto, i superfoods. I cereali sì, però solo se integrali, e frutta e verdura solo biologiche!

Salvo poi cercare una compensazione alle proprie voglie nel cibo industriale: goloso, ricco di grassi e soprattutto facile! Perché “qualcosa bisogna pur mangiare”. Il che mi riporta ad un’interessante riflessione di Sara Cargnello (naturopata, nutrizionista e scrittrice) che paragonando il digiuno ad un’altalena, scriveva: «Se rimanendo fermi si rimane in equilibrio, appena si inizia a dondolare ci si sposta dalla stabilità. Digiunare significa dondolarsi sino a raggiungere il punto più alto, perciò inevitabilmente si avrà come conseguenza uno spostamento opposto e contrario sulla nostra altalena. Il che, tradotto, significa lasciarsi andare alle abbuffate compulsive non appena terminato il digiuno».

Il tentativo costante di mangiare in modo controllato, calcolato, pensato, studiato, porta a conseguenze simili: la perdita di controllo, e ciò che è peggio, la perdita di ascolto del proprio corpo.

Ha senso controllare così tanto ciò che mangiamo? «Una volta mica si stava così attenti a tutto, e tutti siamo cresciuti a merendine e succhi di frutta…», mi ha detto una signora. E probabilmente voi state pensando la stessa cosa.
Vero. Ma è vero anche che una volta le mamme avevano il tempo di cucinare. La verdura era raccolta nel proprio orto, gli animali allevati in paese se non addirittura in casa. Il cibo industriale era limitato alle eccezioni, e non conteneva così tanti ingredienti sconosciuti.

La produzione industriale in questi anni si è fatta sempre più intensa, fino a diventare la principale fonte del nostro cibo. Gli interessi economici sono più alti, la concorrenza è più forte. Bisogna produrre sempre più velocemente e a prezzi sempre più bassi. A pagare tutti i conti siamo noi, e la nostra salute.

Il nostro rapporto col cibo sta vivendo una grave dicotomia: siamo spezzati in due. Da un lato ci sono persone che ne cercano, ad ogni costo, l’aspetto salutare. Ciò che mangiamo deve essere terapeutico, funzionale al raggiungimento di un obiettivo specifico. Non ci basta più essere sazi, vogliamo nutrirci.

Dall’altro c’è chi, vittima della pigrizia o delle strategie commerciali, si è disabituato a cucinare. Lentamente ci hanno convinto che quello che si trova pronto al supermercato, non possa essere riprodotto allo stesso modo nella propria cucina. Dagli scaffali fanno capolino sacchetti già pieni di erbe aromatiche per carne e pesce, bicchieri di cartone in cui aggiungere solo acqua calda. Si shakera e voilà: illusione di aver preparato qualcosa con le nostre mani, arrosto pronto senza sporcare nemmeno la pirofila, pasta servita e mangiata dentro alla confezione. Dico: la pasta! Come hanno fatto a convincere noi italiani che quello sia cibo?

Facciamo un passo indietro: qualcosa bisogna pur mangiare. Qual è allora la soluzione?

Quale che sia il nostro obiettivo, le parole d’ordine dovrebbero essere: semplicità e genuinità.

Pensiamo di meno, ascoltiamo di più il nostro corpo. Abbiamo fame o siamo nervosi? Abbiamo bisogno di cibo, o cerchiamo una compensazione al nostro malumore? Siamo sazi? Se non lo siamo, chiediamoci: ho mangiato poco, o non ho mangiato abbastanza cibo vero?

Facciamo in modo che la nostra dieta (intesa come regime alimentare quotidiano, e non per forza funzionale al dimagrimento) sia davvero varia ed equilibrata. Nel menù ricordiamoci di comprendere anche cereali e legumi, i grandi dimenticati.

Scegliamo seguendo il criterio della qualità e della naturalità, piuttosto che la golosità.

Impariamo a leggere le etichette: all’inizio è un po’ noioso, ma col tempo diventa semplice e veloce. Se la lista di ingredienti è troppo lunga, e contiene parole strane, diffidiamo! Il segreto è: vostra nonna sarebbe in grado di capirla? Se la risposta è no, allora quello non è cibo!

E se qualche ingrediente non vi convince, chiedetevi: serve davvero? Il pane ad esempio si è sempre fatto con farina, acqua, lievito e olio d’oliva buono. Lo strutto serve? I mono e digliceridi, sono praticamente ovunque. Sono degli additivi prodotti chimicamente da ingredienti di origine animale o vegetale, ed hanno una funzione principalmente emulsionante e stabilizzante. Adesso che sapete cosa sono, vi chiedo: servono? I dolci in casa si fanno solo con il burro oppure con olio di semi. Mia nonna mi ha insegnato ad aggiungerci una punta di bicarbonato e di cremor tartaro, oppure aceto di mele, e ad evitare gli sbalzi di temperatura, quindi aprire la porta del forno un pochino alla volta. Le bustine di lievito invece spesso contengono l’additivo E470, un derivato bovino oppure suino, che ha la funzione di stabilizzante. Serve?

Ritroviamo il tempo di fare le cose con calma, con dedizione. Sarà un investimento non solo per la salute, ma anche per il rapporto con noi stessi e con gli altri.
Un conto è far da mangiare. Cucinare invece è arte, amore, pazienza. Tutte cose che ci meritiamo.

Un proverbio dice che il segreto per vivere a lungo sia mangiare la metà, camminare il doppio, ridere il triplo, amare senza misura.

Vivere a lungo non basta, impegniamoci a vivere bene: nutriamoci con attenzione, ma non possiamo certo lasciare a digiuno anima e spirito. Mangiamo a cuor leggero. Con cura, senza ansia.

E i superfoods? Ne parleremo, ma nel prossimo numero!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>