Steiner e le anime di gruppo

Steiner e le anime di gruppo
Steiner e le anime di gruppo

Quando perdiamo un animale
che abbiamo amato,
non lo abbiamo mai perso sul serio.

«Saranno necessarie intere evoluzioni cosmiche d’amore per ripagare al regno animale i doni e i servizi resi all’uomo». (Christian Morgenstern, poeta)

Nello scorso articolo abbiamo parlato del paradiso animale, e della famosa leggenda del Ponte Arcobaleno. Che questo luogo magico si trovi all’estremità di un ponte colorato, oppure dentro ad un cerchio perfetto, sono certa che nessun Paradiso che non permetta l’ingresso gli animali, merita davvero di portare questo nome.

Ma perché immaginare un luogo diverso, seppur speciale, per gli animali che con noi hanno sempre condiviso pianeta, terra, casa, divano? Forse solo perché nessuna religione ha mai consentito il loro ingresso nello stesso paradiso previsto per noi, e nell’essere umano è nata l’esigenza di inventare un luogo in cui non fossero esposti divieti.

Rudolf Steiner riesce a darci una spiegazione completa, precisa, non influenzata da alcun dogma religioso, di quella che è l’evoluzione spirituale del pianeta con tutti i suoi abitanti. Tutti, nessuno escluso, perché tutti siamo parte dello stesso organismo. Governati dalle stesse leggi, eppure così diversi fra noi…

(Conferenza di Rudolf Steiner, 1907)

«[...] Sappiamo già che soltanto nell’uomo possiamo trovare ciò che chiamiamo Anima individuale, un’anima che dimori, per così dire, in un corpo separato. Per gli altri organismi viventi intorno a noi, l’anima è da cercare in altro modo e in altra forma.

Anche gli animali hanno un’anima: gruppi interi d’animali affini (come per esempio tutte le tigri, tutti i leoni, tutti i gatti, insomma tutti i singoli gruppi di specie affini) hanno una comune Anima di gruppo, un comune Io collettivo.

La distanza che separa i singoli animali qui sulla terra, non ha nulla a che fare con ciò; come le dieci dita appartengono ad una determinata persona, così, per esempio, tutti i leoni appartengono all’anima collettiva del leone.

Chi potesse venire a conoscere le singole anime collettive sul piano astrale, troverebbe che la loro caratteristica più spiccata è la saggezza, per quanto poco saggi possono sembrarci i singoli animali sulla terra.

Le personalità collettive degli animali sul piano astrale, che hanno i loro singoli membri sul piano fisico, sono realmente assai più sagge delle persone umane; e tutto ciò che ammiriamo come istinti meravigliosi dei singoli animali, è una manifestazione della sapienza delle Anime di gruppo.

Come diversamente ci moviamo per il mondo, quando sappiamo che ad ogni passo siamo circondati da esseri di cui vediamo le azioni!».

(Conferenza di R. Steiner, tenuta a Berlino nel 1908)

«[...] Sappiamo che gli attuali animali sono da considerarsi come dei nostri fratelli, che si sono staccati dall’essenzialità Umana generale, perché rimasero indietro: difatti furono quelle anime che discesero sulla Terra prima che un Io gli venisse donato, insidiandosi così sulla Terra prematuramente. Quelli che sono oggi uomini, attesero che un Io li compenetrasse, prima di scendere in un corpo fisico.

Per l’Anima di gruppo animale, ogni singolo animale è solo una nube che si forma alla nascita, si scioglie alla morte e poi si riforma: si rinnovano solo le sue membra fisiche».

Come interpretare questa visione spirituale? Apparentemente ci colpisce il giudizio negativo: l’idea che al mondo animale manchi sempre qualcosa che l’essere umano invece ha. Ma dagli scritti di Steiner trapela invece la consapevolezza opposta: il mondo animale, o meglio le Anime di gruppo di ogni specie, sono già così evolute da aver rinunciato ad una propria individualità.

Dove l’essere umano ha la necessità di stringere qualcosa che sia solamente di sua appartenenza anche dopo la morte, il mondo animale ancora una volta ci insegna a lasciar andare, a comprendere che non siamo altro che una parte di un organismo infinitamente più grande. Che nulla ci appartiene, e che l’individualismo non porta ad alcuna evoluzione.

Steiner spiega con chiarezza che il mondo animale si è sacrificato, per consentire a noi umani di andare avanti nel nostro percorso evolutivo. In epoche molto remote ha fatto la scelta di rimanere in disparte, per consentire all’essere umano il progresso. Da parte nostra, sarebbe giusto bilanciare questo sacrificio, con un senso profondo di gratitudine e rispetto, con un salto di coscienza che ci porti a riconsiderare il loro ruolo e la loro importanza nella nostra evoluzione.

L’animale non ha una propria individualità, ma fa riferimento ad un’Anima di gruppo; esiste un’unica Anima di gruppo per ogni specie animale. Come se ci fosse un unico punto centrale, con tante diramazioni quanti sono gli animali su questo pianeta.

Quando l’animale muore, la sua anima torna all’Anima di gruppo, portando con sé tutte le informazioni raccolte durante la vita.

Dal punto di vista evolutivo, quindi, esiste un’unica Anima di gruppo per gli animali, e dunque non può esistere un percorso di reincarnazione, per come la intendiamo noi, per il singolo animale.

Salvo situazioni particolari, dove il rapporto uomo-animale è diventato così forte, così intenso, alcune volte persino patologico, che alla morte quest’anima non riesce a tornare, perché la disperazione che crea nel proprietario e la fusione che le loro anime hanno avuto, sono tali da non consentire il ritorno all’Anima di gruppo. Resta a vagare attorno alla Terra, e attorno all’essere umano, fino a quando, secondo Steiner, si verificherà una reincarnazione sotto forma di salamandra; proprio perché non riesce a staccarsi, deve fare un altro ciclo terrestre, per poi allontanarsi definitivamente.

Paradossalmente, il nostro amore eccessivo ha portato l’animale ad un sacrificio, ad un ulteriore ritardo del suo percorso evolutivo.

A maggior ragione, con questa consapevolezza dovremmo essere veramente molto grati agli animali in generale, ed essere coscienti che prima o poi dovremmo pareggiare questo conto.

Tutto ciò può avere anche un altro significato, più terreno e concreto. L’esistenza di un’Anima di gruppo, significa anche che quando perdiamo un animale che abbiamo amato, non lo abbiamo mai perso sul serio.

Che amando un altro animale nello stesso modo, potremo continuare a tenere in vita quel legame speciale che avevamo con lui. Amando un suo simile, porteremo ancora amore alla sua Grande Anima.

Anziché chiuderci nel dolore, dovremmo quindi aprire di nuovo gli occhi e il cuore, accogliere un’altra creatura che ci permetta di continuare il cammino iniziato. Solo così potremo dare al nostro amico la possibilità di tornare “a casa”, e al tempo stesso tenere in vita il legame speciale con lui.

Dunque: amate, amate! Trasformate l’amore che c’era fra voi e il vostro animale, in qualcosa di molto più grande ed eterno.

(Conferenza del Dott. Paolo Girotto, 2009)

«[...] Nella storia della scienza occulta, il cammino evolutivo avviene sempre per sacrificio di qualcuno, dove per sacrificio si intende il dono, l’attributo fondamentale dell’amore. Il mondo animale ha scelto di sacrificarsi per consentire all’essere umano di arrivare al livello di consapevolezza attuale, nell’attesa di essere da quest’ultimo redento.

La legge del karma, o legge di causa-effetto, richiede sempre una compensazione: gli animali aspettano che la nostra consapevolezza sia tale che, come atto d’amore, gli tendiamo la mano per continuare insieme il percorso evolutivo, che non è altro che un continuo perfezionamento della propria interiorità».

(Articolo di Stefano Cattinelli, Lumen, novembre 2005)

«[...] Ora, penso sia proprio questo collegamento che bisogna ripristinare, e veramente sono convinto che tale forma di guarigione non possa che partire  dall’uomo.

Se l’uomo si sforzerà di percepire la dimensione spirituale del regno animale, se cercherà, consapevolmente,  di accogliere nella sua interiorità l’intero mondo animale, o almeno una scintilla di esso, il cane o il gatto che vive al suo fianco potrebbe già essere un buon inizio, ben presto si accorgerà che la via che conduce al regno animale non è nient’altro che un’altra via che conduce all’uomo stesso».

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