Alaa, il gattaro di Aleppo

Mi prendo cura di animali e esseri umani con la stessa attenzione. Tutti provano lo stesso dolore, e tutti hanno diritto alla stessa compassione. Anche questa è umanità.
(Mohammad Alaa Aljaleel)

Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

Siamo nati nella parte giusta del mondo.
È questo che penso, quando guardo i miei gatti rilassati davanti alla stufa. Quando mi alzo, sbuffo perché devo andare al lavoro, e subito dopo realizzo che anche questo è un lusso che non tutti possono permettersi. Quando la sera mi infilo sotto le coperte, e trovo quel calore che non sempre la vita mi ha regalato.

Siamo nati dalla parte giusta del mondo.
Lo penso quando accedo a Facebook e vedo che tra le mie conoscenze dilaga la moda del “mai una gioia”, frase ricorrente quanto irritante, mentre in realtà ciò che cerco sono le notizie di Mohammad Alaa Aljaleel, da tutti ormai conosciuto come il Gattaro di Aleppo, e di Ernesto, il gattile in cui molte anime hanno trovato rifugio, e che porta il nome di un gatto vero: in carne, ossa, e tanto pelo.

Su Aleppo cadono bombe al cloro in questi giorni. Una terribile guerra da anni devasta la città e i suoi abitanti. Si consumano ogni giorno spietate atrocità nei confronti di chiunque: bambini, anziani, scuole, ospedali, convogli umanitari. Chi può fugge dalla guerra, chi non può soccombe o tenta di sopravvivere con ogni mezzo.

Alaa e il suo gatto Ernesto - Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Alaa e il suo gatto Ernesto – Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

Prima della guerra Alaa faceva l’elettricista. Avrebbe potuto scappare, come hanno fatto molti altri. Invece ha deciso di restare, di occuparsi del suo Paese, stremato dai continui bombardamenti. È un semplice civile, eppure ora presta soccorso ai feriti, guida ambulanze, porta qualche sorriso ai bambini, allo stesso modo in cui raccoglie cani e gatti e offre loro protezione.

Un giorno davanti a lui si presenta una bambina, disperata. In braccio tiene stretto un gattino. Quasi tutta la sua famiglia è morta, alcuni parenti hanno deciso di cercare riparo in un’altra nazione. La bambina non vuole lasciare il suo amico. Ha saputo che Alaa ama molto i gatti, e forse può salvare anche il suo, che gli affida tra le lacrime, ottenendo in cambio una promessa: “Lui rimarrà con me, me ne prenderò cura. Quando la guerra sarà finita, e tornerai con la tua famiglia, sarà di nuovo tuo”.

Nel 2015 Alaa conosce Alessandra Abidin, una giovane violinista che vive a Cremona ma è di origine libanese. Alessandra è di madre lingua araba, può aiutarlo e si impegna a diffondere la sua storia e il suo impegno per gli animali sui social network, rendendolo famoso in tutto il mondo, fino ad attirare l’attenzione persino della BBC.

Zahra - Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Zahra – Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

E’ proprio lei a scegliere il nome del futuro rifugio, la casa che offre sicurezza e cibo a tutti gli animali di Aleppo. Ernesto è il suo gatto tigrato, mancato di recente. Per ricordarlo, e forse per sentirsi più vicini, Alaa decide di chiamare con lo stesso nome anche lo splendido gatto rosso che spesso gli fa compagnia, a casa come in ambulanza.

Cadono bombe al cloro in questi giorni, e alcune hanno colpito anche il rifugio Ernesto. Hanno colpito Hope, una bella cagnolona simbolo del rifugio stesso. Hanno colpito un gatto senza nome. E hanno colpito anche Zahra, il gattino che quella bambina aveva lasciato nelle mani di Alaa, sperando di trovarlo a guerra finita. Il gattino simbolo di una guerra che invece sembra non finire mai.

Hope - Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Hope – Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

Le bombe hanno colpito l’ambulanza, più di una volta, e Alaa ha rischiato di morire. Hanno colpito uomini, donne, bambini. Persone, non numeri. Persone che prima di questa guerra avevano una vita, dei progetti, un’occupazione. Ogni giorno la situazione si fa più grave, e la paura più grande. Il rifugio è stato distrutto, è difficile dire come evolveranno le cose, ma per ora gli animali sono in salvo.

Alessandra Abidin ha creato il progetto IL GATTARO DI ALEPPO, nato come semplice gruppo Facebook e ora diventato una Onlus, grazie alla quale si raccolgono i fondi necessari a mandare avanti la grande missione di Alaa: distribuire umanità e compassione ad esseri umani e animali, perché tutti soffrono allo stesso modo.

Alaa non può ricevere cibo, medicine, giocattoli, doni, ecc. Niente può attraversare il confine, non ci sono corridoi umanitari per far entrare gli aiuti. L’unico contributo che può essere utile quindi, sono i soldi per finanziare le sue attività.
Le donazioni arrivano tramite la Syria Charity, associazione con sede in Francia che gestisce i fondi dell’ospedale in cui Alaa lavora come soccorritore: è l’unica associazione autorizzata a raccogliere e far pervenire i contributi che arrivano da tutto il mondo.

Ernesto in braccio ad una bambina ad Aleppo - Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Ernesto in braccio ad una bambina ad Aleppo – Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

Alaa tende la sua mano a chiunque abbia bisogno di lui. Fa il possibile per ridare frammenti di vita normale ai suoi concittadini: ha costruito un pozzo d’acqua, un parco giochi per bambini, ha donato un generatore elettrico a una scuola. Crea degli spazi di pace nel mezzo del conflitto.

Ecco perché a qualcuno è venuto in mente di sostenere la sua candidatura al Premio Nobel per la Pace. Prima fra tutti, la città di Segrate (MI), il cui sindaco Paolo Micheli si è così espresso: “Un uomo di tale bontà e altruismo merita di essere conosciuto e che la sua storia venga raccontata. Segrate è in prima linea e ha presentato ufficialmente la sua candidatura, con il supporto dell’ambasciatore norvegese a Roma, Bjørn Grydeland. La Siria può e deve trovare la pace a partire da persone come Alaa”.
Su Facebook è nata anche la pagina per sostenere la sua candidatura: NOBEL PEACE PRIZE TO ALAA, che al momento conta più di 14 mila iscritti.

Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

Non credo più, sinceramente, alla fine della guerra: credo che il male non finisca, ma più facilmente si sposti seguendo la scia lasciata da denaro e potere.
Non credo più all’esistenza di buoni e cattivi: Aleppo è bombardata dall’esercito regolare come dall’Isis.
Credo solo alla fortuna di essere nata dalla parte giusta del mondo.
E credo anche che noi fortunati possiamo fare qualcosa per portare un frammento di pace, là dove serve.

COME AIUTARE:

Per Italia e estero, è attivo un conto corrente postale intestato a IL GATTARO D’ALEPPO
IBAN: IT 49P 07601 11400 001035493376
BIC: BPPIITRRXXX

La trasparenza è assoluta: nel gruppo facebook Il Gattaro di Aleppo è presente un file con i nomi dei donatori, tutte le donazioni ricevute e le somme corrispondenti, oltre all’elenco dei bonifici eseguiti ad Alaa il quale, quando ne ha la possibilità, invia delle foto a conferma di come il denaro ricevuto venga impiegato.

Gatti al rifugio Ernesto - Foto di Mohammad Alaa Aljaleel
Gatti al rifugio Ernesto – Foto di Mohammad Alaa Aljaleel

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