Claudio: uno, nessuno, centomila

 

Claudio: uno, nessuno, centomila...
Claudio: uno, nessuno, centomila…

Quanto può valere una vita? E che differenza c’è fra Prezzo e Valore?

Un lungo articolo, uno sfogo, le mie riflessioni su Claudio, il maiale che (insieme ad altre persone) sto cercando di salvare, e per cui si cerca ancora adozione.
Ma anche sulla Pasqua e sul senso di una Vita che rinasce dalla sofferenza.

Claudio è simbolo di libertà e di speranza. Di una presa di coscienza che in tanti stiamo aspettando, e che si sta facendo ogni giorno più presente, anche se molto lentamente.
È simbolo di un sentire che può e deve evolversi, capovolgersi, nutrire con le emozioni, non con la carne di un corpo sacrificato.

Claudio ora è “l’Agnello di Dio”.

Non riesco a dormire. Penso al “mio” maiale dal salvare, quello per cui non so trovare soluzione. E penso a come è cominciata questa storia…

Era circa due mesi fa: una mail mi avvisa che un maiale è stato riscattato da una lotteria che lo vedeva coinvolto suo malgrado come primo premio, e per lui ora si sta cercando adozione.
Non so ancora chi sia la persona che ha compiuto questo coraggioso, incosciente gesto, ma a inviarmi la mail è Macri, un’amica di fiducia. La quale a sua volta ne ha sentito parlare da un’altra amica di fiducia. Insomma, la donna che lo ha salvato è l’amica di un’amica di un’amica. Ottime premesse, strampalate al punto giusto per attirare la mia attenzione.

Mi sento coinvolta da questa follia. Anch’io in quel periodo sono reduce da un quasi salvataggio di un cappone, premio di una lotteria natalizia. Quasi, perché io e quel cappone siamo stati più fortunati: il biglietto vincente è andato ad una signora vegetariana, amante degli animali vivi e in libertà.

Ma ho ben presente la sensazione di panico che mi ha preso al pensiero di salvare un animale non proprio convenzionale. Dove lo metti un cappone? A chi lo porti? E chi chiamare che sia disposto a farlo salire in auto? E se un cappone in qualche modo può essere sistemato, per un maiale le cose si fanno più complicate. Ci vuole coraggio a dire “Lo salvo io”. Ci vuole incoscienza, ingenuità, e soprattutto un amore profondo e incondizionato.
Chiunque sia, mi piace.

Mi metto in contatto con questa persona: si chiama Amalia, e fra noi due comincia una lunga serie di mail e telefonate. Potrei dire quasi che comincia un’amicizia, anche se non ci siamo ancora mai incontrate di persona.
Ma che importa? Il maiale solo, importa.

Amalia è una donna con (mi pare di capire) poca esperienza in fatto di adozioni, viaggi e maiali. Nemmeno io, del resto, me ne intendo di maiali. Di adozioni invece un po’ di più: non sono mai semplici, nemmeno se si tratta di un gatto. Ma sono cresciuta in campagna, e ho acquisito se non altro il giusto senso pratico per affrontare situazioni inaspettate come questa.

Ciò che conta, è che Amalia ha deciso di salvare la creatura messa meschinamente in palio ad una lotteria. Ha ceduto al compromesso con la cultura diffusa, secondo cui una vita va pagata al prezzo che la carne ha sul mercato.
E la vita di un maiale vale € 3,70 al chilo vivo.

È un pensiero raccapricciante. Il problema non è tirar fuori i soldi. Il problema è accettare questo compromesso, accettare che una vita possa avere un prezzo stabilito dal mercato. Che possa essere ostentata come merce, e vinta da qualcuno.
Qualcuno dice che la carne sia cibo per il nostro corpo. Mi sembra a dir poco riduttivo che una vita possa essere considerata solo questo.

Ed è così che è iniziata la storia di Claudio, il ragazzone rosa che ora ha già superato i 100 kg di peso, ed è in cerca di casa, di una famiglia che lo consideri un essere senziente e in grado di amore. Non cibo, né insaccato di alcun genere.

Claudio è il nome che è stato scelto per lui. Ma in realtà, Claudio non esiste, non è un maiale già destinato a noi. È solo uno dei tanti cresciuti in uno degli altrettanto tanti allevamenti. Dove le vite nascono, crescono, ingrassano in fretta, vengono cedute e vendute, e dove soprattutto muoiono.

Claudio è “uno, nessuno, centomila”. Uno, perché uno solo è il maiale che avrà la possibilità di salvarsi, di uscire da quell’allevamento con destinazione diversa dal macello. Nessuno: questo è quanto sono considerati, lui e tutti i suoi fratelli, finché si trovano in quel luogo. Centomila, e forse di più, tutti gli altri simili a lui. Che non potranno uscire, se non per essere uccisi. Che nessuno potrà salvare, che finiranno nelle tavole imbandite con i loro stessi corpi, loro e di tante altre anime.

Non potremo salvarli tutti, non ora. E non so se abbia senso salvarne uno solo, con tanto dispendio di soldi e di energie.

Ma Claudio per me è simbolo di libertà e di speranza. Di una presa di coscienza che in tanti stiamo aspettando, e che si sta facendo ogni giorno più presente, anche se molto lentamente. È simbolo di un sentire che può e deve evolversi, capovolgersi, nutrire con le emozioni, non con la carne di un corpo sacrificato.

Claudio ora è “l’agnello di Dio”, simbolo di una vita che può rinascere dalla sofferenza. Siamo vicini alla Pasqua, vorrei che tutto questo non fosse solo retorica. Vorrei che più persone si fermassero a riflettere sul significato vero che diamo alla Vita. Fra valore e prezzo, c’è una gran differenza.

Claudio è ancora in cerca di adozione. Per lui si cerca una sistemazione sicura possibilmente in provincia di Treviso, per agevolare il trasporto. Può essere adottato anche in luoghi più distanti, a patto che qualcuno si faccia carico dei costi e delle responsabilità che il viaggio comporta.

In caso di disponibilità, scrivere a info@tizianacremesini.it

Aggiornamento del 10 maggio 2013:
Claudio si è rivelato essere una femmina, ed ha finalmente trovato il suo lieto fine!
Leggi l’articolo Claudia, maiale libero.

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