Pet food: gli additivi alimentari

Pet food e additivi alimentari
Pet food: gli additivi alimentari

Zuccheri, coloranti, conservanti:
riconoscerli per evitarli.

Parliamo di pet-food, il cibo industriale per i nostri amici pelosi: dalle crocchette alla carne in scatola, passando per bastoncini e bocconcini premio. Dopo aver conosciuto gli ingredienti principali (proteine, cereali e vegetali) e aver imparato a leggere l’etichetta, ora cerchiamo di riconoscere nell’elenco i vari additivi che sarebbe meglio evitare.

Zuccheri, coloranti, antiossidanti e conservanti sintetici: molti prodotti chimici vengono aggiunti al pet-food per migliorarne le caratteristiche e l’aspetto, oltre che per aumentarne il gusto e la stabilità.

Gli additivi non hanno valore nutritivo: possono essere usati come emulsionanti, per evitare che acqua e grasso si separino; come antiossidanti, per prevenire l’irrancidimento del grasso; oppure come coloranti e aromi artificiali, per rendere il prodotto più attraente per il consumatore e più appetibile per l’animale.
Gli additivi alimentari autorizzati dalla Comunità Europea sono contraddistinti dalla sigla “E” seguita da un numero: anche molte sostanze naturali fanno parte di questo lungo elenco.

Partiamo dai conservanti: tutti i cibi per animali li contengono, sintetici o naturali. Sono indispensabili per assicurare al cibo secco una lunga durata anche dopo la spedizione e la permanenza in magazzino.

I conservanti sintetici comprendono BHA e BHT (E320, E321), gallato di propile (E310), propilenglicole (E1520), etossichina (E324), nitrito di sodio (E250, E251) e polifosfati (E450, E45, E452). La letteratura relativa alla tossicità, ai rischi e ai problemi derivati dal consumo continuo di questi antiossidanti, ingeriti quotidianamente da cani e gatti, è scarsa. Gli effetti di questi prodotti chimici nel pet-food non sono stati studiati approfonditamente, e il loro consumo a lungo termine è probabilmente dannoso: per questo motivo il loro impiego è permesso in quantità “relativamente basse”.

Alcuni produttori, per rispondere alle preoccupazioni dei consumatori, hanno deciso di ricorrere all’utilizzo di conservanti naturali: vitamina C (E300, acido ascorbico), vitamina E (E306, tocoferolo), agar-agar e carragenina (E406, E407), oppure olio di rosmarino (E392), garofano o altre spezie.
La farina di pesce e alcune miscele di vitamine, usate come integratori nel pet-food, contengono conservanti chimici. Questo significa che cani e gatti possono mangiare cibi contenenti diversi tipi di conservanti, e per legge alcuni possono non essere indicati in etichetta.

Gli aromatizzanti invece sono sostanze utilizzate per esaltare il sapore e l’odore degli alimenti, e quindi favorire la secrezione della saliva e dei succhi gastrici. Sono una parte fondamentale del cibo, senza i quali questo perderebbe parte della sua attrattiva: lo stesso sale da cucina è da considerarsi un aromatizzante, così come gli zuccheri, gli alcaloidi naturali, le sostanze amare, gli amidi.

L’aromatizzante artificiale più utilizzato è il glutammato monosodico (E621), insieme all’acido guanilico (E626) e inosinico (E630).
Fra gli aromatizzanti naturali invece troviamo il Finocchio (Foeniculum Officinale), l’Anice verde (Pimpinella Anisum) e la Carruba (Ceratonia Siliqua).

Fonte: Vegan Home – Nutrire gli animali d’affezione.

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