Cibo delle feste e dei desideri

Cibo delle feste: la Gallette des rois

A sentir parlare di cibo in questo periodo di festività vengono in mente due cose: pasti luculliani e suggerimenti per non ingrassare. Due argomenti opposti, eppure così uniti! Lungi da me, almeno per questa volta, aggiungere altri consigli: anche se saggi, temo sarebbero destinati a cadere nel vuoto, e poi di regole siamo già tutti decisamente “sazi” (giusto per rimanere in tema).

Vorrei invece parlare di tradizioni e superstizioni che accompagnano i cibi considerati portafortuna, e per questo consumati durante le feste. Ogni popolo ha le proprie usanze, ma i desideri delle persone sono gli stessi in tutto il mondo. Ogni cibo ha la sua storia, e alcune di queste sono molto interessanti.

A proposito, ma cosa significa fare un pasto luculliano e da dove arriva questo aggettivo? Con il termine luculliano si intende un pasto particolarmente abbondante e raffinato, lussuoso, e deriva dal nome del console e generale romano Lucio Licinio Lucullo vissuto nel I secolo a.C.. Lucullo fu un importante rappresentante del ceto aristocratico e si distinse per la profonda cultura e le qualità di comandante militare, ma stranamente passò alla storia soprattutto per la sua grande passione per il cibo e l’arte del banchettare. A lui si deve l’esaltazione del banchetto come momento di convivialità, all’insegna della golosità ma anche dell’accoglienza e della condivisione. Su Lucullo però torneremo più tardi, ora parliamo di storie e tradizioni.

Cominciamo con il Re delle feste: Natale in Italia è sinonimo di Panettone. L’attuale ricetta è piuttosto moderna: nell’Ottocento si comincia a parlare di burro, uova, zucchero e canditi, e solo nel 1919 Angelo Motta ebbe l’intuizione di fasciare il dolce con carta paglia al fine di ottenere una forma lievitata molto alta. L’ispirazione gli giunse dal Kulic, tipico dolce russo pasquale. I primi documenti storici milanesi però raccontano che già nel Medioevo, in occasione della Vigilia di Natale, era usanza portare in tavola tre grandi pani di frumento, cibo molto pregiato per l’epoca. I tre pani erano serviti ai commensali dal padre di famiglia e una fetta era conservata fino all’anno successivo, per simboleggiare la continuità, la rinascita e la ciclicità della vita. La tradizione era così consolidata che nel 1395 fu dato ordine a tutti i fornai della città di preparare il pane di frumento: un modo per abbattere, almeno a Natale, le differenze fra i ceti sociali. Questo pane speciale, nel dialetto milanese, prese a essere chiamato Pan de Ton (pane di lusso).

Tutti gli ingredienti che si presentano in chicchi o grani alludono alla ricchezza e alla prosperità. Lenticchie, fagioli, riso, uva: si crede siano in grado di attirare soldi e fortuna. Ancora oggi è tradizione regalare lenticchie per Natale o per Capodanno, con l’augurio che si possano trasformare in monete sonanti. L’uva invece, per tradizione, viene mangiata la sera del 31 dicembre allo scoccare della mezzanotte, nella quantità esatta di 12 chicchi, uno per ogni mese dell’anno che sta iniziando o, secondo altre versioni, uno per ogni rintocco di campana: quella dell’orologio della Puerta del Sol di Madrid, dove è nata questa curiosa usanza e dove ogni anno si radunano migliaia di persone ad aspettare insieme l’anno nuovo.

Fra i grani portafortuna troviamo anche quelli del melograno. Da sempre questo frutto ha assunto una forte valenza simbolica, ed è stato associato a divinità differenti a seconda delle epoche: Afrodite al tempo dei greci, Giunone per i Romani, e alla Madonna cristiana a partire dal Medioevo, sempre con significato simbolico di fertilità e abbondanza.

In generale tutta la frutta secca è considerata benaugurale: non a caso con le mandorle si prepara anche il Marzapane, tipico dolce siciliano, il cui nome deriva dall’arabo “mauthaban”, cioè moneta.

Per invocare la ricchezza, in molti paesi è tradizione preparare dolci che nascondono una sorpresa. In Grecia si prepara la Vassilopita (Torta di San Basilio): al suo interno vengono inserite delle monetine, vere o di cioccolato, e chi le trova avrà ovviamente fortuna e denaro. Ma c’è anche la francese Gallette des Rois (Torta dei re, in riferimento ai Re Magi): la sua farcitura nasconde un piccolo oggetto prezioso, di solito una statuina del presepe oppure semplicemente una mandorla, e chi la trova è incoronato Re per un giorno. Il più anziano dei presenti taglia la torta lasciando una fetta in più, in ricordo dell’antica usanza quando nei giorni di festa i poveri bussavano di casa in casa e venivano accolti per il pranzo, affinché tutti mangiassero a sazietà.

Ad accomunare tutte le tradizioni c’è il desiderio di fortuna, intesa come ricchezza in termini di denaro ma anche di prosperità in senso più generico. Non è un caso, secondo me, che a richiamare la fortuna siano sempre cibi che vengono messi in condivisione: dal pane di famiglia alla torta per i poveri, dalla frutta in centrotavola a quella mangiata in piazza, tutto sembra essere un invito all’accoglienza, per consumare, condividere e festeggiare in compagnia: in fondo è questa la vera fortuna. La stessa ricchezza offerta agli ospiti dei banchetti di Lucullo.

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